Intervista BIM Coordinator – Episodio #30 Laura Tiburzi, Mario Cucinella Architects – Il BIM al servizio di un’architettura sostenibile, creativa e di alta qualità

Buongiorno a tutti,

Oggi, abbiamo il piacere di ricevere Laura Tiburzi, BIM Coordinator presso MC A – Mario Cucinella Architects, studio italiano molto famoso per il suo approccio alla sostenibilità.  Vedremmo come il BIM può permettere di raggiungere alti livelli di performance sugli edifici di nuova generazione e aumentare la qualità del prodotto finale.

Laura Tiburzi – Architetta, Ingegnere e BIM Coordinatrice presso Mario Cucinella Architects

Cara Laura, buongiorno siamo lieti di accoglierti su ABCD Blog. Potresti per favore presentarti ai nostri lettori?

Buongiorno a voi e grazie dell’invito! Il mio percorso è molto ibrido tra il tecnico e l’umanistico, «progettista» è forse la parola che più mi si adatta in questo momento e la vivo con un grande senso di potenzialità e responsabilità: progettare è vedere prima, avere in testa qualcosa e pensare a “come” realizzarlo. Nella pratica, questo « come » richiede di collaborare con molti soggetti garantendo l’apporto del valore aggiunto di ognuno, far comunicare tra loro discipline diverse,  individuare le esigenze delle persone con le quali ci si relaziona (clienti, colleghi o ipotetici utenti finali), rispettare il contesto che ospiterà il risultato del progetto. Particolarmente interessante in questo momento storico è la stratificazione di competenze tecniche e manageriali unite da una visione il più possibile olistica che ci spinge a uscire costantemente dalla nostra zona di confort senza paura di sperimentare: accanto al fondamentale lavoro di approfondimento tecnico e di settore, credo che ci sia bisogno di attività e ruoli di sintesi. Io mi muovo in questo ambito.

Che studi hai fatto, e come ti è venuta questa passione per il BIM?

Ho studiato presso il Politecnico di Milano prestando particolare attenzione alla sostenibilità e all’impatto che ha la progettazione nell’ambiente fisico e sociale nei quali opera. La sfida è ben raccolta dal BIM, per questo è diventato uno dei miei campi di approfondimento. Trovo che lavorare in BIM sia particolarmente adatto al nostro momento storico perché richiede di avere il più possibile consapevolezza dell’oggetto costruito e dei soggetti che vi ruoteranno intorno in quanto sistemi complessi e interconnessi. Dopo anni all’estero, sono tornata in Italia incontrando persone che hanno creduto in me e nell’idea che sia possibile lavorare in modo diverso. La formazione è continua sia attraverso lo studio, sia con il confronto con chi mi circonda: il lavoro dei team misti per età, esperienza e specializzazioni è un valido e concreto alleato a vantaggio del singolo, del gruppo, del cliente e del progetto.

Puoi presentarci lo studio Mario Cucinella Architects ? Quanti siete, come siete organizzati, e quale sono le vostre specialità?

Alla base della poetica e della tecnica dello studio c’è l’empatia creativa: questo concetto è la sintesi di una sensibilità che concepisce olisticamente la sostenibilità come un coinvolgimento dei luoghi dove si opera, della loro storia, delle persone che li abitano e abiteranno, delle tecniche locali, delle esigenze e delle competenze tecniche che possono essere spese. MC A opera dunque con gruppo molto eterogeneo e molto coeso di professionisti che crea una soluzione ad hoc: ingegneri, architetti, designer, esperti di progettazione parametrica. Ogni progetto è l’occasione per testarci e spingerci un po’ oltre come gruppo di lavoro. La sfida è mettere a sistema, continuamente, questo magma creativo! Attualmente siamo un centinaio, organizzati in team gestionali e operativi. Tentiamo di unire un valore umanistico a una continua ricerca tecnologica e di efficienza. In quanto metodo, il BIM si è inserito in un processo già complesso e noi dobbiamo personalizzarlo per renderlo adatto alle nostre esigenze.

Puoi citarci qualche progetto famoso dello studio?

Lo studio ha all’attivo progetti in ambiti molto diversi in Italia e nel mondo, sempre con un’attenzione particolare ai luoghi e alle dinamiche climatiche e sociali che li caratterizzano. Per esempio, attualmente a Milano abbiamo in cantiere opere dal sapore complementare: da una parte il museo etrusco ipogeo della Fondazione Rovati, sorprendentemente integrato in un elegante edificio storico (link qui).

Dall’altra, la torre del gruppo Unipol che completerà il volto moderno, svettante e sostenibile della città (link qui);

Dall’altra ancora, sempre a Milano, siamo protagonisti in un progetto residenziale a scala urbana che ridefinisce i contorni di luogo pubblico, privato e commerciale denominato SeiMilano  (link qui).

© Mario Cucinella Architects – SeiMilano

A noi piace spaziare: i vari gruppi di lavoro sono impegnati su ospedali, scuole, edifici di culto, case di cura, terziario, industriale… difficile annoiarsi !

Quando avete deciso di passare al BIM? Quali le ragioni vi hanno convinto nel fare questa mossa?

Il BIM, in quanto metodo molto inclusivo, ci fornisce il terreno comune dove riunire idee, necessità e persone con varie competenze e migliorando la comunicazione. La decisione di passare al BIM risale a diversi anni fa proprio come naturale evoluzione del modo di progettare dello studio. La progettazione parametrica già era un importante alleato per lo studio nell’individuazione della forma e nell’ottimizzazione dei volumi e degli elementi che compongono un progetto sia per la resa tecnologica, sia per la sostenibilità economica della produzione e messa in opera. Con il tempo è aumentata la consapevolezza e la quantità di professionisti competenti: l’implementazione è in realtà un lavoro costante, una sfida interessante che ci spinge a trovare sempre nuovi strumenti, modi, protocolli (tecnici e legali) che siano a sostegno e non un limite per il processo creativo.

Eravate convinti dei benefici che questo processo vi poteva portare? Quali sono i vostri progetti di sviluppo sulla parte BIM per il futuro nello studio?

Il livello di consapevolezza cresce di giorno in giorno nei vari strati e settori dello studio ma la scommessa è stata colta fin da subito con grande entusiasmo cogliendone l’aderenza all’approccio olistico già presente in MC A, e le potenzialità di crescita futura. Occupandoci molto di sostenibilità, abbiamo un reparto di ricerca e sviluppo che assiste i progetti con analisi e indicazioni che vengono da stringenti valutazioni fisiche, ambientali, percettive; questi dati vengono poi interpretati in una risposta di sintesi che non è un puro gesto formale ma, appunto, un frutto specifico delle caratteristiche e necessità del luogo e dei suoi abitanti. La sfida, ripeto, è ottimizzare, far comunicare al meglio e mettere a sistema le diverse fasi del processo di sviluppo del progetto: dalla contrattualistica, alla modellazione fisica, ai dettagli, alla ricerca dei materiali, alla gestione interna, etc… Il BIM in Italia vive ancora un momento di grande fluidità dove tanta è la sperimentazione e noi cerchiamo di coinvolgere i clienti e i consulenti in un lavoro di gruppo che possa essere a vantaggio di tutti.

A livello del reparto BIM, come siete organizzati, quanti siete e qual è il tuo ruolo?

Volendo identificare il gruppo di chi lavora su commesse completamente BIM, direi che circa la metà dei colleghi sono in questa condizione ma l’intenzione è che tutti i nuovi progetti possano essere “firmati in BIM” visto che anche la clientela sta sviluppando una sempre maggiore consapevolezza. Guardando ai flussi interni, il BIM non coincide con i software ma permette la collaborazione tra più competenze attraverso l’interoperabilità e degli standard strutturati dunque ogni nuovo progetto è l’occasione per potenziare l’integrazione tra i vari settori. Il nostro obiettivo e cercare di non avere un reparto BIM separato dal team di progettazione, ma di cercare di avere degli esperti BIM che siano prima di tutto dei progettisti e che ci sia un costante dialogo tra le diverse competenze. Per noi la maturazione di questo processo porta il grande vantaggio di permetterci la massimo flessibilità in tutte le fasi del progetto garantendo comunicazione interna e esterna, coerenza di output, velocità di valutazione e modifica, maggiore efficienza e controllo. In quanto BIM Coordinator, il mio ruolo all’interno dello studio è di cerniera tra le figure strategiche e quelle operative. Praticamente significa che passo meno tempo progettando in senso stretto ma che devo applicare la mia creatività in diverse aree sempre attive: le mie competenze vanno dal contrattuale-procedurale, al settaggio e implementazione degli strumenti, alla gestione del team assegnatomi, all’assistenza e formazione dei colleghi, al controllo qualità dei modelli, al coordinamento interdisciplinare. Faccio parte del nucleo fondativo del gruppo di coordinamento BIM dello studio, composto dai BIM Manager e dai Coordinator con maggiore esperienza.

All’interno dello studio abbiamo un reparto di ricerca e sviluppo a supporto costante dei progetti e che risponde a diverse necessità progettuali, compreso il calcolo della carbon footprint, tema approfondito nell’ultimo periodo. Le valutazioni che vengono sviluppate sono proporzionate allo stadio di sviluppo del progetto e sono relative a tutti i parametri che possono essere gestiti architettonicamente. Quando invece si aggiunge il tema impianti (così come per valutazioni puntuali per le strutture), collaboriamo a stretto contatto con consulenti specializzati. Il tema dell’interoperabilità è dunque molto sentito perché il processo di progettazione di MC A prevede una continua collaborazione sia con i consulenti esterni, sia tra diversi settori interni allo studio (dalla modelleria che produce concretamente i modelli fisici per una migliore valutazione della qualità architettonica, al reparto di ricerca a sviluppo, per le analisi ambientali, energetiche e di benessere e comfort, allo sviluppo dell’architettura e dei dettagli, all’ufficio contratti). I consulenti scelti e le imprese con i quali collaboriamo sono per lo più già strutturati per il lavoro in BIM ma, come noi, sono sempre attivi per affinare metodi e strumenti.

Cosa fa un BIM Coordinator come te al quotidiano? Quali sono le sfide?

Potrei aprire una rubrica «vita da BIM Coordinator»: è una posizione molto interessante secondo me perché davvero fa da tramite tra le indicazioni strategiche che arrivano dalle figure apicali dello studio e la pratica della progettazione. All’aumentare delle competenze dei colleghi sull’utilizzo dei software diminuisce il coinvolgimento stretto sulle soluzioni architettoniche di dettaglio e si passa a un lavoro più gestionale e organizzativo sia in termini di controllo modelli, dati e standard di qualità, sia di gestione del gruppo di lavoro, formazione, risoluzioni di problemi complessi. Per i coordinator personalmente vedo due sfide molto vive e a volte direzionate in modo opposto: da una parte la necessità di approfondire la programmazione informatica e l’interoperabilità per rendere sempre più coesi i team di progettazione (all’interno ma anche verso l’esterno), limitare la perdita di informazioni, snellire alcune procedure e aprire nuove possibilità di linguaggio; dall’altra allontanarsi un po’ dai dettagli quotidiani e collaborare a ripensare più in generale il modo con cui lavora l’intera filiera e come introdurre la digitalizzazione nelle nostre attività. La criticità del cambio di strumenti senza cambiare veramente metodo viene ben tratteggiata dalla massima di Peter Druker: “Non c’è nulla di più inutile e inefficiente che fare con grande efficienza una cosa che non andrebbe proprio fatta”. Questo secondo campo di ricerca richiede tempi più lunghi e la disponibilità di molte persone per mettere a sistema una soluzione ampia.

Qual è il livello d’adozione del BIM in Italia? Avete un obbligo del BIM, pensi che ha aiutato a spingere il mercato?

Volendo generalizzare, la mia impressione è che in Italia ci sia ancora una certa differenza tra studi grandi e piccoli: gli studi grandi hanno abbracciato la sfida del BIM già da diversi anni mossi dalla disponibilità di commesse più strutturate e, a volte, dalla maggiore consapevolezza delle potenzialità. Gli studi piccoli in genere soffrono di una mancanza di conoscenze adeguate, di un rallentamento dovuto ai costi iniziali di implementazione e della mancanza di committenza edotta. La questione è sicuramente complessa ma noto concreti passi nella direzione di una maggiore digitalizzazione e modernizzazione del settore che mi fanno ben sperare. Da non trascurare è il fatto che l’Italia si è dotata da una parte di una normativa nazionale che prevede l’obbligatorietà dell’uso del BIM per le commesse pubbliche (per step a partire dagli interventi di maggior peso fino a quelli più piccoli), e, dall’altra parte, dell’appendice nazionale alla ISO1650 che sta aiutando alla definizione di termini, professionalità, procedure e documenti. Questi due strumenti normativi, uniti a una maggiore alfabetizzazione sui temi del BIM e a una maggiore diffusione dei software che supportano la metodologia, stanno portando a un graduale ma evidente diffondersi delle commesse così strutturate. L’università, inoltre, sta giocando un importante ruolo nella formazione di nuovi professionisti già ambientati all’approccio BIM e all’utilizzo di strumenti digitali avanzati; questi giovani laureati portano negli studi in Italia e all’estero competenze che ben si possono integrare con quelle più prettamente professionalizzanti che possono venire dai colleghi delle precedenti generazioni.

Vorresti dire qualcosa di particolare ai nostri lettori?

Proprio per via del momento storico e della scelta di lavorare in BIM (che è collaborativo), emerge più forte che in passato la necessità di dare ampio spazio alle soft skills: credo che la collettività sociale e dei professionisti migliori anche attraverso la valorizzazione del singolo, sia come unità sia come facente parte di qualcosa di più complesso nel quale può portare il suo valore aggiunto. È fondamentale che ci sia un clima di rispetto che faciliti la domanda, il confronto costruttivo e la condivisione delle idee. Sono particolarmente felice che la UNI1137-7 (l’appendice nazionale italiana della ISO19650 che tratta le figure professionali tipiche del lavoro in BIM), ponga l’attenzione esplicitamente sul fatto che tra i compiti del BIM coordinator ci sia anche quello di occuparsi del gruppo e delle persone: non siamo ingranaggi meccanici ma risorse molto umane che possono dare il meglio solo se considerate tali nelle loro potenzialità e sfide. Può sembrare una visione un po’ filosofica della cosa ma l’esperienza mi porta a pensare che questo approccio porti vantaggio a tutti e aumenti la qualità del prodotto finito.

Al di fuori del BIM e dello studio, quali sono le tue passioni?

Ho molte passioni perché ho molte curiosità ma direi che il teatro è l’attività che più di tutte mi ha regalato scoperte impreviste sia nell’esplorazione di me stessa, sia nella crescita della relazione con gli altri perché sul palco non si è mai soli ma almeno in due: l’attore e chi reagisce all’atto, sia esso altro attore o pubblico. A pensarci meglio, credo che diverse esperienze maturate in ambito teatrale siano poi diventate valide alleate nell’affrontare l’imprevedibilità, le sfide quotidiane e le grandi potenzialità della nostra professione.

Laura, mille grazie per questa bella e molto ricca intervista. Ti auguriamo di continuare con altrettanta passione il tuo ruolo in Mario Cucinella Architects.

Sito ufficiale Mario Cucinella Architects ici.

Interview BIM Coordinatrice – Episode #30 Laura Tiburzi, Mario Cucinella Architects – Le BIM au service d’une Architecture durable, créative et de grande qualité

Bonjour a toutes et à tous,

Aujourd’hui, nous sommes heureux d’accueillir Laura Tiburzi, coordinatrice BIM chez MC A – Mario Cucinella Architects, une agence d’architecture italienne très réputée pour son approche du développement durable. Nous pourrons voir comment le BIM permet d’atteindre des niveaux de performance élevés sur des bâtiments de nouvelle génération afin d’augmenter ainsi la qualité du bâtiment construit.

Laura Tiburzi, Architecte et Ingénieur – BIM Coordinatrice chez Mario Cucinella Architects

Chère Laura, bonjour, nous sommes heureux de vous accueillir sur ABCD Blog. Pourriez-vous s’il vous plaît vous présenter à nos lecteurs?

Bonjour à vous et merci pour l’invitation ! Mon parcours est très hybride, situé entre les approches techniques et humanistes. «Conceptrice» serait peut-être le mot qui me convient le mieux en ce moment et je le vis en ayant conscience du potentiel et des responsabilités que cela implique : concevoir c’est d’abord anticiper et percevoir, avoir quelque chose en tête et réfléchir à «comment» trouver des solutions. Dans la pratique, le « comment » nécessite de collaborer et de traiter avec de nombreux sujets en assurant la contribution et l’apport de la valeur ajoutée de chacun, en faisant communiquer les différentes disciplines entre elles, en identifiant les besoins des personnes avec lesquelles on est en relation (clients, collègues ou utilisateurs finaux hypothétiques) , en respectant le contexte qui accueillera le résultat du projet. En ce moment historique, il est particulièrement intéressant de constater la stratification des compétences techniques et managériales unies par une vision la plus holistique possible qui nous pousse à sortir sans cesse de notre zone de confort sans crainte d’expérimenter : parallèlement au travail fondamental d’étude technique et sectorielle, je crois qu’il existe un besoin d’activités et de rôles synthétiques. Et je me place par conséquent dans ce domaine.

Quelles études avez-vous faites et comment cette passion pour le BIM vous est-elle venue ?

J’ai étudié au Politecnico di Milano en accordant une attention toute particulière à la durabilité et à l’impact de la conception sur l’environnement physique et social dans lequel elle évolue. Le défi est tout à fait adapté au BIM, c’est pour cela que ce sujet est devenu l’un de mes domaines d’études. Je trouve que travailler en BIM est particulièrement adapté à ce moment historique car cela nécessite d’avoir autant de conscience que possible de l’objet construit et des sujets qui tourneront autour de lui en tant que systèmes complexes et interconnectés. Après des années à l’étranger, je suis retourné en Italie pour rencontrer des gens qui croyaient en moi et en l’idée qu’il est possible de travailler différemment. J’apprends en permanence, tant au travers des projets que je traite, que de la collaboration avec mon entourage : le travail en équipes mixtes et par âge, expériences et spécialisations est un allié valable et concret au profit de l’individu, du groupe, du client et du projet.

Pouvez-vous nous présenter l’Agence Mario Cucinella Architects ? Combien êtes-vous, comment êtes-vous organisés et quelles sont vos spécialités ?

À la base de la poétique et de la technique de l’Agence se trouve l’empathie créative : ce concept est la synthèse d’une sensibilité qui conçoit de manière holistique la durabilité comme une implication des lieux où l’on opère, de leur histoire, des personnes qui y vivent et y vivront, des techniques locales, besoins techniques et compétences qui peuvent être mises en oeuvre. MC A travaille donc avec un groupe de professionnels très hétérogène et très cohésif qui crée une solution ad hoc : ingénieurs, architectes, designers, experts en conception paramétrique. Chaque projet est l’occasion de nous tester et de nous pousser un peu plus loin en tant que groupe de travail. Le défi est de systématiser ce magma créatif en continu ! Nous sommes actuellement une centaine, organisés en équipes managériales et opérationnelles. Nous essayons de combiner la valeur humaniste avec une recherche technologique et efficace continue. En tant que méthode, le BIM est entré dans un processus déjà complexe et nous devons le personnaliser pour l’adapter à nos besoins.

Pouvez-vous citer quelques-uns des projets connus de l’Agence ?

Le studio a des projets en cours dans des domaines très différents en Italie et dans le monde, en attachant toujours une attention particulière aux lieux et aux dynamiques climatiques et sociales qui les caractérisent. Par exemple, actuellement à Milan, nous avons des projets ayant une saveur complémentaire : d’une part le musée étrusque souterrain de la Fondation Rovati, étonnamment intégré dans un élégant bâtiment historique (lien ici).

Par ailleurs, le projet de la tour du groupe Unipol complètera la partie moderne, ville imposante et durable (lien ici).

D’autre part, toujours à Milan, nous sommes protagonistes d’un projet résidentiel à l’échelle urbaine qui redéfinit les contours d’un lieu public, privé et commercial appelé SeiMilano (lien ici).

© Mario Cucinella Architects – SeiMilano

Nous aimons la diversité : les différents groupes de travail s’affairent sur les hôpitaux, les écoles, les lieux de culte, les maisons de retraite médicalisées, le tertiaire, l’industrie… Il est difficile de s’ennuyer !

Quand avez-vous décidé de passer au BIM ? Quelles sont les raisons qui vous ont poussé à franchir ce pas ?

Le BIM, en tant que méthode très inclusive, nous fournit un terrain d’entente sur lequel nous pouvons partager des idées, des besoins et des personnes aux compétences diverses et améliorer la communication. La décision de passer au BIM remonte à plusieurs années, tout comme une évolution naturelle du la manière de concevoir de l’agence. La conception paramétrique était déjà un allié important pour les études dans le cadre de la recherche de formes et l’optimisation des volumes et des éléments qui composent un projet tant au niveau de la performance technologique que pour la durabilité économique de la production et de la mise en œuvre. Au fil du temps, la prise de conscience et le nombre de professionnels compétents se sont accrus : la mise en œuvre est en fait un travail constant, un défi intéressant qui nous pousse à toujours trouver de nouveaux outils, moyens, protocoles (techniques et juridiques) qui nous apportent un réel plus et qui ne soient pas une limite au processus créatif.

Étiez-vous convaincue des avantages que ce processus pouvait vous apporter ? Quels sont vos projets de développement sur la partie BIM pour le futur à l’agence ?

Le niveau de notoriété du BIM augmente de jour en jour dans les différentes équipes et départements de l’agence, mais le pari a été immédiatement pris avec beaucoup d’enthousiasme par bon nombre d’entre nous en saisissant l’adhésion à l’approche holistique déjà présente au sein de MC A, et le potentiel de croissance future. Très soucieux de la durabilité, nous avons un département de recherche et développement qui accompagne les projets avec des analyses et des indications issues d’évaluations physiques, environnementales et perceptives rigoureuses ; ces données sont ensuite interprétées au travers d’une réponse synthétique qui n’est pas un pur geste formel mais, en fait, un résultat spécifique des caractéristiques et des besoins du lieu et de ses habitants. L’enjeu, je le répète, est d’optimiser, communiquer et systématiser les différentes phases du processus de développement de projet : des contrats, à la modélisation physique, aux détails, à la recherche de matériaux, à la gestion interne, etc … L’Italie vit encore un moment de grande fluidité où il y a beaucoup d’expérimentations et nous essayons d’impliquer clients et consultants dans un travail d’équipe, ce qui peut être à l’avantage de tous.

Au niveau du département BIM, comment êtes-vous organisés, combien êtes-vous et quel est votre rôle ?

Même si nous travaillons sur des projets full BIM, je dirais qu’environ la moitié de mes collègues travaillent en BIM, mais l’intention est que tous les nouveaux projets puissent être « signés en BIM » puisque nos clients développent également une conscience de l’importance sur le sujet. En ce qui concerne les flux internes, le BIM n’est pas associé à un logiciel en particulier, mais il permet la collaboration entre de multiples compétences grâce à l’interopérabilité et aux normes structurées, de sorte que chaque nouveau projet est l’occasion d’améliorer l’intégration entre les différentes disciplines. Notre objectif est d’essayer de ne pas avoir un département BIM séparé de l’équipe de conception, mais d’essayer d’avoir des experts BIM qui soient avant tout des concepteurs et qu’il y ait un dialogue constant entre les différentes compétences. Pour nous, la maturation de ce processus apporte le grand avantage de nous permettre une flexibilité maximale dans toutes les phases du projet, garantissant une communication interne et externe optimale, une cohérence des résultats, une rapidité d’évaluation et de modification, une efficacité et un contrôle accrus. En tant que Coordinatrice BIM, mon rôle au sein de l’Agence est d’être l’interface entre les rôles stratégiques et opérationnels. En gros, cela signifie que je passe moins de temps à planifier au sens strict mais que je dois appliquer ma créativité dans différents domaines toujours actifs : mes compétences vont du contractuel-procédural, à la mise en place et à la mise en œuvre d’outils, à la gestion de l’équipe qui m’est assignée, à l’assistance et à la formation des collègues, contrôle de la qualité des modèles, coordination interdisciplinaire. Je fais partie du noyau fondateur du groupe de coordination BIM de l’entreprise, composé des Managers et Coordinateurs BIM les plus expérimentés.

Comment calculez-vous ou anticipez-vous la performance énergétique de vos projets ? Réalisez-vous des simulations thermodynamiques, de la CFD, des calculs d’empreinte carbone, etc. ? L’interopérabilité et l’openBIM sont-ils importants pour vous?

Au sein de l’Agence, nous avons un département de recherche et développement qui soutient en permanence les projets et répond à divers besoins de conception, y compris le calcul de l’empreinte carbone, un sujet qui a été approfondi ces derniers temps. Les évaluations qui sont développées sont proportionnelles au stade de développement du projet et sont liées à tous les paramètres qui peuvent être gérés architecturalement. En revanche, lorsque le thème des systèmes est abordé (ainsi que pour les évaluations ponctuelles de la performance des structures), nous collaborons étroitement avec des consultants spécialisés. Le thème de l’interopérabilité est donc très important car le processus de conception de MC A prévoit une collaboration continue tant avec des consultants externes qu’entre différents départements au sein de l’Agence (à partir de la modélisation BIM qui produit effectivement des modèles physiques pour une meilleure évaluation de la qualité architecturale , au service recherche et développement, pour les analyses environnementales, énergétiques et bien-être et confort, au développement de l’architecture et des détails, au bureau des contrats).

Les consultants choisis et les entreprises avec lesquelles nous travaillons sont pour la plupart déjà structurés pour travailler en BIM mais, comme nous, ils sont toujours en perpétuelle recherche afin d’affiner les méthodes et les outils.

Que fait une coordinatrice BIM comme vous au quotidien ? Quels sont vos défis ?

Je pourrais certainement commencer une chronique «la vie de Coordinatrice BIM» : c’est un poste très intéressant à mon sens car il sert vraiment d’intermédiaire entre les indications stratégiques qui viennent des plus grandes personnalités de l’agence et la pratique de la conception. Au fur et à mesure que les compétences de mes collègues augmentent dans l’utilisation des logiciels, l’implication étroite sur des solutions architecturales détaillées diminue et nous passons à un travail plus managérial et organisationnel à la fois en termes de contrôle de modèle, de données et de normes de qualité, et de gestion du travail, formation, résolution de problèmes complexes. Pour les coordinateurs, je vois personnellement deux défis très importants et parfois opposés : d’une part, la nécessité d’approfondir la programmation informatique et l’interopérabilité pour rendre les équipes de conception de plus en plus cohésives (en interne mais aussi en externe) , limiter la perte d’informations, rationaliser certaines procédures et ouvrir de nouvelles possibilités linguistiques ; d’autre part, s’éloigner des détails du quotidien et collaborer pour repenser plus globalement le fonctionnement de l’ensemble de la chaîne d’approvisionnement et comment introduire la digitalisation dans nos activités. La criticité de changer d’outils sans vraiment changer de méthode est bien illustrée par la maxime de Peter Druker : « Il n’y a rien de plus inutile et inefficace que de faire quelque chose qui ne devrait pas être fait avec une grande efficacité. » Ce deuxième domaine de recherche nécessite plus de temps et la disponibilité de nombreuses personnes pour mettre en place une solution globale.

Quel est le niveau d’adoption du BIM en Italie ? Avez-vous une obligation BIM, pensez-vous que cela a contribué à pousser le marché ?

Au risque de généraliser, j’ai l’impression qu’en Italie, il y a encore une certaine différence entre les grandes et les petites entreprises : les grandes entreprises ont déjà relevé le défi du BIM depuis plusieurs années, poussées par la disponibilité de commandes plus structurées et, parfois, par une plus grande prise de conscience du potentiel de ce processus innovant. Les petites entreprises souffrent généralement d’un manque de connaissances adéquates, d’un ralentissement dû aux coûts initiaux de mise en œuvre et d’un manque de clientèle éduquée. La question est certes complexe, mais je remarque des étapes concrètes dans le sens d’une plus grande numérisation et modernisation du secteur qui m’apportent de l’espoir. Il ne faut pas oublier le fait que d’une part, l’Italie a adopté une législation nationale qui prévoit l’utilisation obligatoire du BIM pour les marchés publics (par étapes allant des interventions les plus importantes aux plus petites), et que d’autre part, l’annexe nationale à l’ISO 19650 qui aide à définir les termes, le professionnalisme, les procédures et les documents. Ces deux outils réglementaires, combinés à une meilleure connaissance des problématiques BIM et à une plus grande diffusion des logiciels supportant la méthodologie, conduisent à une diffusion progressive mais évidente de telles commandes structurées. L’université joue également un rôle important dans la formation de nouveaux professionnels déjà acclimatés à l’approche BIM et à l’utilisation d’outils numériques avancés ; ces jeunes diplômés apportent à leurs études en Italie et à l’étranger des compétences qui peuvent être bien intégrées à celles plus purement professionnalisantes qui peuvent provenir de collègues des générations précédentes.

Aimeriez-vous dire quelque chose de particulier à nos lecteurs ?

Précisément à cause du moment historique et du choix de travailler en BIM (qui est collaboratif), la nécessité de donner plus d’espace aux soft skills émerge de manièe plus forte que par le passé : je crois que la communauté sociale et les professionnels s’améliorent aussi à travers la valorisation de l’individu, à la fois en tant qu’unité et en tant qu’élément de quelque chose de plus complexe dans lequel il peut apporter sa valeur ajoutée. Il est essentiel qu’il y ait un climat de respect qui facilite la question, la discussion constructive et le partage d’idées. Je suis particulièrement heureuse que UNI1137-7 (l’appendice national italien de l’ISO19650 qui traite des rôles professionnels types du travail en BIM), se concentre explicitement sur le fait que parmi les tâches du coordinateur BIM, il y a aussi celle de s’occuper du groupe et des personnes : nous ne sommes pas des machines ou des engrenages mais des ressources très humaines qui ne peuvent donner le meilleur d’eux-mêmes que si elles sont considérées comme telles dans leur potentiel et leurs défis. Cela peut paraître une vision quelque peu philosophique de la chose mais l’expérience me porte à penser que cette approche profite à tout le monde et augmente la qualité du produit fini.

En dehors du BIM et de l’Agence, quelles sont vos passions ?

J’ai beaucoup de passions car j’ai beaucoup de curiosité, mais je dirais que le théâtre est l’activité qui m’a surtout apporté des découvertes imprévues tant dans l’exploration de moi-même que dans la croissance de la relation avec les autres car sur scène on n’est jamais seul mais au moins deux : l’acteur et celui qui réagit à l’acte, que ce soit un autre acteur ou un autre public. En y réfléchissant mieux, je crois que diverses expériences acquises dans le domaine théâtral sont alors devenues des alliés valables face à l’imprévisibilité, aux défis quotidiens et au grand potentiel de notre profession.

Laura, un grand merci pour cette belle et très riche interview. Nous vous souhaitons de continuer avec autant de passion votre rôle au sein de Mario Cucinella Architects.

Site officiel de Mario Cucinella Architects ici.

Interview Caroline Réminy – VINCI Construction France à la pointe de la transformation digitale, porte l’ingénierie BIM en région pour une transition globale de son écosystème

Cette semaine, Caroline Réminy, en charge de la transformation digitale et de l’Ingénierie BIM (I-BIM) chez VINCI Construction France nous fait le plaisir de venir échanger avec nos lecteurs. Leader français du BTP, l’entreprise est une référence en termes de maturité BIM et d’innovation. Découvrons ensemble sa stratégie mise en place depuis maintenant plus de deux ans par les équipes de Caroline.

Bonjour Caroline,

Vous êtes en charge de la Stratégie Ingénierie BIM et de son déploiement chez VINCI Construction France. Nous sommes ravis de vous accueillir sur ABCD Blog. De manière plus globale depuis 12 ans au sein de différentes entités de l’entreprise, vous êtes l’un des acteurs de la Construction les plus à la pointe et innovant dans ce domaine et vous avez entamé cette démarche de transformation numérique et de BIMisation depuis quelques années pour la société mais aussi pour votre écosystème au niveau national. Depuis plus de 2 ans maintenant, votre organisation au sein du service de VINCI construction France a évolué afin d’accélérer cette transition.

Pourriez-vous nous en dire quelques mots ?

Bonjour Emmanuel. Un des acteurs de la construction les plus à la pointe, je ne sais pas, mais en ce qui concerne VINCI Construction France nous avons défini 3 enjeux stratégiques que sont :

  • Une régionalisation de l’expertise : la « Communauté Ingénierie BIM VINCI Construction France » avec des responsables BIM et Synthèse dans chaque région ;
  • « ADIM sous BIM », c’est à dire l’accélération de la transformation numérique d’ADIM, notre filiale de développement immobilier ;
  • Des « relais BIM sur chantier » dans les équipes travaux

I-BIM coordonne ainsi une communauté nationale avec 13 référents, responsables de service BIM et Synthèse, qui correspondent aux différentes régions. C’est le premier axe. Cette communauté représente plus d’une centaine de personnes sur le territoire.

Quel est justement le modèle de coopération d’ADIM avec VINCI Construction France ? Est-elle exclusive pour vous ?

Oui, nous avons aussi lancé le BIM généralisé au niveau des équipes d’ADIM qui développe des projets qui sont ensuite réalisés en entreprise générale exclusivement par les filiales de VINCI Construction France, c’est le 2ème axe.

Vous nous avez parlé de 3 enjeux. Quels sont les autres axes qui ont évolué ?

Nous avons mis en place toute une stratégie pour accélérer le BIM chez ADIM dans le lancement de leurs projets.
Certaines entités ADIM étaient déjà matures sur le sujet et d’autres devaient s’y atteler.
ADIM étant une MOA interne, nous nous sommes dit qu’il était indispensable d’accompagner tous les ADIM directement pour accélérer le déploiement, afin que VINCI Construction France soit en BIM sur les toutes les opérations développées par ADIM. Nombreuses de nos filiales en régions avaient déjà enclenché une collaboration entre ADIM et le service BIM et Synthèse locale, mais nous avons décidé de généraliser cette démarche.
Ensuite, pour la partie exécution, nous commençons à avoir des profils sur les chantiers qui sont nos ambassadeurs du digital pour faire en sorte que le BIM pénètre la partie production. C’est ici notre 3ème axe qui est fondamental. Le BIM est un processus qui ne doit pas rester au sein des bureaux d’études mais bien qui doit descendre sur chantier et répondre aux besoins des opérationnels.

Sur 200 personnes actives en Ingénierie BIM, y a-t-il une organisation spécifique avec des rôles définis en relation avec les filiales régionales et notamment celles pour le développement immobilier ?

Nous avons exactement 120 personnes au total qui font partie des services BIM et synthèse, allant du responsable jusqu’au BIM Modeler, ce qui représente des bureaux entre 5 et 15 personnes répartis sur toute la France. Cela inclut I-BIM, l’équipe que je dirige et qui compte 30 personnes.
Les équipes régionales constituent un écosystème local avec 80 personnes qui sont les référents « BIM métier », tels que les référents « BIM ADIM » pour le développement immobilier, les référents « BIM structure », les référents « BIM méthodes » et les référents « BIM études de prix ». Enfin, Il y a également les référents « BIM chantier » avec des profils essentiellement de conducteur travaux ou de chef de chantier. Toutes ces personnes sont des relais précieux.

Cette volonté de restructurer était-elle liée au fait que le BIM n’arrivait pas suffisamment à se développer en région ?

En effet, il pouvait y avoir de grosses disparités entre nos différentes directions déléguées. L’expertise était parsemée dans les différentes régions et il fallait la structurer pour mieux répondre aux exigences de nos marchés. L’organisation en Direction des Ressources techniques et opérationnelles (DRTO) de VINCI Construction France nous y a aidé.
Pour notre service (I-BIM), nous sommes ainsi organisés pour partie en pépinière avec des profils qui viennent en formation en central et qui repartent ensuite en région. Nous faisons ensuite beaucoup d’accompagnement de BIM Managers ou de Directeurs Synthèse en région pour aider justement à structurer les services régionaux et à monter en compétence.

Nous avons donc en central deux nouveaux volets : une partie pépinière où les gens viennent se former chez nous et une autre partie d’animation des communautés et mise en valeur des expertises en région et du déploiement d’outils sur les chantiers.

Quel type de formation reçoivent-ils en une semaine ?

Nous avons fait un choix particulier car nous ne voulions plus faire que de la formation aux outils, mais former plus aux process.

Ces formations se structurent en 3 modules :

  • Le premier c’est « Apprendre à manager son chantier tous corps d’état sous BIM » qui apporte une vision plus générale pour mieux travailler ensemble. Certains métiers sont en effet sous-traités, à savoir : la planification, l’ordonnancement TCE, la synthèse TCE (qu’elle soit technique, architecturale, clos-couvert) et le BIM Management.
  • Un autre module propose des formations techniques, pour ceux qui le souhaitent, qui permet une remise à niveau de connaissances techniques sur des sujets tels que le gros-œuvre, la charpente, les lots techniques ou les lots architecturaux.
  • Enfin, on offre toujours la possibilité de suivre des formations aux outils tels que Revit Structure, Revit MEP ou Revit Architecture.

Vous avez principalement mentionné l’écosystème VINCI Construction France, mais avez-vous aussi pour objectif ou vocation de former la maîtrise d’oeuvre qui travaille avec ADIM, sous-traitants ou encore les opérationnels. Y-a-t-il de la sensibilisation ou aussi des propositions de formation à tous ces écosystèmes ?

De la sensibilisation oui, de la formation également pour ceux qui souhaitent aller plus loin. Pour cette sensibilisation, nous prévoyons un accompagnement afin que nos BIM managers aident sur chacune des opérations à raison de plusieurs jours par projet aussi bien les PME, les maîtrises d’oeuvre ou les conducteurs travaux. C’est systématique ! Nous avons la mission d’accompagner nos partenaires et nos équipes travaux.

Vous aviez à une époque la Blue BIM Tool Box pour aider vos écosystèmes. Existe-t-elle toujours ?

Elle existe toujours. Cependant, on se rend compte maintenant que les gens ont également besoin de documents et de process en plus des outils BIM ou de plugins. L’appropriation de ces outils ayant eu lieu, nous devons poursuivre l’effort. Nous avons une boîte à outils de 40 documents essentiellement « process » qui a été réalisée avec les 13 responsables BIM & Synthèse et qui est mise à disposition des équipes sur un Sharepoint.

Il existe 3 types de documents :

  • « Les guides » qui vulgarisent les différents thèmes pour les différents profils de l’entreprise « Qu’est-ce que le scan, ? Qu’est-ce que la 4D, etc… ? et précisent comment les mettre en place sur un projet. Cela s’adresse vraiment à un public de non-sachants.
  • Ensuite, nous avons toute une partie dédiée aux « procédures et notices » qui précisent les process : nous avons des documents expliquant comment s’organise une mission de synthèse, ou comment réaliser le Scan-to-BIM d’un existant.
  • Enfin, au-delà de la procédure, on accède à de la « méthodologie » s’adressant à un public de BIMeurs, ou encore pour mettre en place une 4D/5D sur une opération.

Avec de la prescription d’outils, de technologies, de format etc. ?

Tout à fait. Dans nos méthodologies, nous avons indiqué les prescriptions, les formats et les contacts des référents projet ayant la compétence de façon à vraiment être dans cette logique de communauté à l’échelle nationale.
Cette boite à outils reste interne à VINCI Construction France. Nous réfléchissons à l’ouvrir et la traduire en anglais pour les autres pôles de VINCI Construction.

Au travers de cette poussée du BIM, y-a-t-il une volonté notamment de la part d’ADIM maintenant de rendre obligatoire ou en tout cas de pousser fortement l’utilisation du BIM pour leur projet ou pas du tout ?

Tout à fait, l’objectif a été de systématiser un à deux projets en BIM dans toutes les entités ADIM en 2020 afin de vraiment monter en gamme en 2021. Certaines directions ADIM sont déjà full BIM !

Des ADIM Full BIM, qu’est-ce que cela signifie vraiment ? Leur organisation ou alors les projets qu’ils réalisent le sont ?

Les projets qu’ils font sont tous en BIM car ils ont la chance d’avoir dans leur DRTO locale, un service BIM et Synthèse, un bureau d’études structure qui traite leur projet en BIM systématiquement et également l’habitude de travailler avec des architectes en BIM et des lots techniques BIM. Ce sont aussi des régions où un petit écosystème s’est créé. Je pense notamment aux équipes d’ADIM Normandie-Centre ou d’ADIM Ouest.

Est-ce que de leur côté, les équipes d’ADIM proposent un accompagnement à leurs partenaires locaux et mettent-ils à disposition une plateforme collaborative ?

Oui, c’est un process que nous avons écrit. Les équipes d’ADIM utilisent et mettent à disposition majoritairement un CDE dès la phase conception, en mettant en exergue les usages de la maîtrise d’ouvrage :

  • Maquette TCE et revue de projet
  • Communication
  • Reporting
  • Points de vue intégrés dans l’existant
  • Présynthèse sous BIM
  • Outils de planification 4D et 5D pour la visualisation des maquettes tous corps d’état
  • Témoins techniques en réalité virtuelle
  • PIC 3D

Nous réfléchissons au développement d’une plateforme BIM de vulgarisation en interne avec une solution développée sur des technologies de type Autodesk Forge et Unity, avec différents développements en WebGL.

Est-ce vous qui financez de manière centrale les outils, les plateformes utilisés sur les projets ?

Non, ce sont les projets qui financent les outils, type GED ou CDE, nécessaires au projet.
Pour tout ce qui touche aux tests et expérimentations, c’est bien pris en charge par les équipes I-BIM en central qui coordonnent et financent les développements. Les régions sont des acteurs de ces développements puisqu’ils testent et recettent les développements. Cette organisation est en place depuis plus de 2 ans. Aujourd’hui, tout cela est consolidé et structuré. C’est une approche que l’on affiche clairement ; une véritable communauté nationale riche d’un réseau d’acteurs en Ingénierie BIM.

En tant que Directrice de l’équipe Centrale (I-BIM), as-tu un conseil stratégique ?

J’aurai 2 conseils stratégiques :

  • Le premier est de mettre en valeur les régions et de décentraliser l’expertise. Le central doit piloter la R&D et avoir une équipe ouverte, mutualiser l’expertise des régions et favoriser l’échange et la formation. L’expertise est partout !
  • Le 2ème objectif est avant tout que le BIM pénètre sur le chantier et ne reste pas seulement dans les bureaux d’études. Pour cela, il est indispensable pour VINCI Construction France de réfléchir à des outils de vulgarisation permettant aux équipes opérationnelles, conducteur travaux, chefs de chantier, compagnons, d’accéder facilement à la maquette à travers les tablettes, les totems, mais également à travers des plateformes web tournées vers leurs usages chantier (PIC 3D, métré, planification 4D/5D, visualisation à 6G, etc…).

Le BIM doit intégrer également le processus du contrôle qualité de nos ouvrages exécutés (autocontrôle, OPR, etc.) pour que nos DOE soient fidèles aux tels que construits (TQC). Un important enjeu de nos marchés.

Quid de vos interactions avec d’autres pôles et entités de VINCI ?

Aujourd’hui, nous intervenons conjointement sur des projets avec VINCI Immobilier, VINCI Facilities et VINCI Airports. Nous testons par ailleurs les outils de VINCI Facilities tels que TwinOps que l’on utilise, notamment sur le nouveau siège de VINCI. En ce qui concerne VINCI Energies, il est notre partenaire pour réaliser les études des lots techniques.

Comment peut-on résumer la philosophie de votre feuille de route ?

Assez simplement. Le BIM ne doit plus être vu comme une expertise intégrée à l’ingénierie mais comme un processus qui vient faciliter l’interopérabilité entre les métiers : du développement immobilier d’ADIM, en passant par l’ingénierie en phase conception et exécution pour aller percoler et optimiser la production, jusqu’à la gestion et la maintenance.
La mise en place de jumeau numérique est à ce jour l’objectif que nous visons en préparant les fondations pour cela. Dans nos DOE, nous systématisons la rencontre avec les exploitants plusieurs mois avant la remise du DOE pour en questionner les usages, structurer et adapter l’information présente dans les DOE.

Votre objectif est-il de consolider votre place de leader avec cette nouvelle organisation ?

Cette organisation plus tentaculaire et plus virale nous a permis de constater une véritable accélération et montée en compétences. Avec presque 120 personnes expertes dans les services BIM en région, VINCI Construction France peut être fier de sa communauté ingénierie BIM. Nous apparaissons comme l’une des entreprises les plus riches en termes de compétences dans le domaine, une communauté plus importante que de nombreuses maitrises d’oeuvre. VINCI Construction France a plus que jamais une place de leader sur les marchés d’Ingénierie intégrée et de conception/réalisation. Cette lisibilité de notre offre n’était pas forcément évidente avant. Le BIM est un processus qui ne cessera de s’étendre en touchant de plus en plus d’acteurs.

Vous parlez essentiellement de BIM, est-ce pour simplifier l’appellation où est-ce que vous intégrez aussi toutes les autres tendances et innovations ?

Il faudrait remplacer cette terminologie BIM par Ingénierie BIM, ou coordination études et travaux en BIM. Le BIM est un processus ! Toutes nos innovations (applications spécifiques RA/RV/RM, IA, etc.) sont au service de ce processus.

Vous intéressez-vous aussi à l’intelligence artificielle, au machine learning, au generative design ?

Nous nous intéressons plutôt à l’intelligence artificielle pour aider au développement de reportings pour manager son chantier, avec notamment des possibilités de structurer un reporting pour les directeurs de projet intégrant l’avancement des études, de la production et la partie contractuelle et financière. Nous automatisons également nos contrôles qualité de maquettes comme plusieurs de nos confrères. Nous utilisons le generative design d’architecture pour les projets complexes, comme nous l’avons fait pour la Cité du Vin à Bordeaux, la Canopée des Halles à Paris ou des ouvrages à formes spécifiques ou encore les chantiers modulaires.

Toutes ces nouvelles approches génèrent énormément de données et d’informations. Avez-vous une stratégie par rapport à la donnée ou data pour la structurer et la rendre disponible ?

Bien entendu, nous avons en effet une démarche Groupe VINCI Construction avec pour projet de structurer une grande base de données qui intègre entre autres de la Data liée au BIM et autres outils (ERP, CRM, etc.), process qui devrait prendre quelques années. Ce projet est piloté par SIXENSE.

Vous parliez de questionner le rôle d’ensemblier de la construction générale. Avez-vous pour projet de tendre peut-être vers la transformation de VINCI Construction France en Katerra de la construction en France ?

Non, l’important est pour moi de toujours mieux maitriser la coordination tous corps d’état de nos projets. Je pense qu’une partie de notre activité devra néanmoins s’industrialiser fortement, soit au travers de la construction bois, soit de la construction préfabriquée ou de kitting, mais pas forcément de manière aussi radicale que Katerra. Nous réfléchissons donc à plus de préfabrication et de kitting, pas uniquement de voile béton mais également d’éléments de types gaines techniques, de lots techniques, voire de pièces complètes (WC, SDB, etc.). Nous travaillons par conséquent beaucoup sur ces logiques avec certains partenaires industriels.

Que faites-vous en termes d’économie circulaire et de cradle to cradle ?

VINCI Construction France a des équipes d’ingénierie dédiée à la performance durable et à ces sujets.
S’agissant des équipes I-BIM, nous avons 2 personnes qui travaillent le sujet, même si nous sommes quand même très axés sur l’impact carbone, les simulations thermiques dynamique et sur la notion de flux logistiques sur les chantiers.
La partie performance environnementale et durable avec le calcul de l’empreinte carbone s’appuie sur des technologies BIM de type Archiwizard.
Nous avons aussi beaucoup travaillé sur une planification 4D de nuisances (sonore, poussière, etc.).

Pensez-vous comme certains qu’un jour peut-être très proche le métier d’architecte sera intégré à l’entreprise ?

Intégrer plus d’architectes pour mieux maîtriser nos conceptions et ce que l’on construit au niveau des lots architecturaux oui, mais concevoir l’architecture à leur place, je ne pense pas. Il y a vraiment le désir de monter en puissance en ingénierie encore et toujours plus.

Votre organisation semble assez unique sur le marché, qu’en pensez-vous ?

Je ne sais pas. Je pense cependant qu’œuvrer à développer une communauté, à favoriser le collaboratif est nécessaire mais pas toujours facile. Il est donc important d’avoir la structuration, les relais et une communauté afin d’obtenir des résultats. Si nous ne prenons pas le temps de faire monter en compétences notre écosystème, nous n’arriverons pas à l’objectif commun.
L’autre point de difficulté peut résider dans le fait que les profils qui ont acquis de l’expertise technique et sont formés au BIM n’ont pas forcément les perspectives attendues dans le timing espéré.
Le marché évolue, nos organisations aussi mais pas toujours dans le temps court des équipes. Un autre enjeu est enfin de faire évoluer les postes dans nos organisations et de créer des parcours plus décloisonnés entre le terrain, les études, le digital et l’environnement.

Nous prenons donc le temps de nous structurer et de viser des objectifs atteignables, pour ensuite être en ordre de marche afin d’avoir un système quasiment industriel

Qu’est-ce qui manque selon vous pour l’instant pour que cela accélère ?

C’est juste une question de temps. Nous sommes en train de consolider tout cela et nous avons déjà de beaux résultats. Entre l’année dernière et cette année, nous avons presque 30% de nos gros projets qui ont été réalisés en BIM ce qui est considérable ! Nous formons au sein de toutes nos directions opérationnelles et sur tous les métiers de VINCI Construction France à savoir le Bâtiment, le Génie Civil, les Réseaux, les Métiers de Spécialités et le Développement Immobilier L’élan le plus important est donné par les MOA et leurs cahiers des charges. Elles obligent tout le secteur à muter lorsqu’elles font évoluer leur marché et c’est ce que nous vivons en ce moment.

Pour que cette transition s’opère avec succès, il va falloir beaucoup de compétences. Quelle est votre stratégie vis-à-vis des jeunes générations ?

Nous sommes plutôt entrés dans une logique de parcours et d’accompagnement sur la durée que ce soit au sein des directions déléguées ou par un passage en central dans notre pépinière et un transfert ensuite en DRTO.
Nous faisons aussi beaucoup de recrutements internes et favorisons la mobilité avec des profils travaux qui arrivent dans les services BIM et synthèse ou des profils provenant d’autres secteurs (la logistique, la qualité, le développement informatique). Nous devons nous enrichir des différences.

Caroline, merci pour cet échange et la lumière mise sur cette organisation nationale.
Nos lecteurs auront plaisir à découvrir cette stratégie et cette approche. Nous vous souhaitons encore beaucoup de succès.

Interviews « les grandes personnalités du BIM » – Le Best Of de l’année 2020 – 2ème partie et fin

ACTH, Capgemini, REC Architecture, Data Soluce, IDEALease, PIRO CIE, Quelle Architecture, Maître David Richard et WISEBIM nous révèlent leurs secrets et leur implication dans le développement du BIM en France…

Nous avons récemment publié la première partie du Best Of des « Grandes personnalités du BIM » qui ont eu beaucoup de succès en 2020. Nous publions aujourd’hui la 2ème et dernière partie qui met en avant ces Femmes, Hommes et Sociétés du secteur de l’AEC, qui contribuent à son essor. Vous découvrirez dans cette série, en plus des BIM Managers, des interviews de l’Expert français du Droit relatif au BIM, Maître David Richard, mais aussi de Femmes et d’Hommes, PDG d’organisme de financement et de startups innovantes qui développent un écosystème de solutions pointues et répondant à des besoins essentiels.

Nous vous proposons de les retrouver avec ce best-of de leurs interviews ci-dessous :

Nous remercions à nouveau toutes ces Expert.e.s et Leaders pour leurs interviews passionnantes !

Bonne lecture et merci à toutes et à tous pour votre fidélité à ABCD Blog !

Interview BIM Managers – Episode #29 Reda Kessanti, la balance parfaite entre Architecture, Urbanisme, Humain, BIM et nouvelles technologies…

Chères lectrices et chers lecteurs, nous commençons l’année ABCD Blog en beauté par une interview de l’un des BIM Managers les plus connus et reconnus au Royaume-Uni et en Afrique du Nord sur ABCD Blog : Reda Kessanti. Il a notamment été BIM manager sur le prestigieux Grand Théâtre de Rabat au Maroc de Zaha Hadid Architects au sein de leur Agence. Mais il est avant tout architecte-urbaniste dans l’âme et pense qu’il faut un juste équilibre entre le métier noble des architectes et l’utilisation des nouvelles technologies.

Bonjour Reda, nous sommes heureux de te recevoir sur ABCD Blog. Pourrais-tu stp en tout premier lieu te présenter à nos lecteurs en quelques mots ?

Tout d’abord Emmanuel, merci beaucoup pour cette opportunité. C’est toujours un plaisir d’échanger sur cette passion singulière et commune. Je m’appelle Reda Kessanti, et pour ceux qui ne me connaissent pas, je suis Senior Architecte-urbaniste, et Expert BIM depuis 15 ans. Je suis aussi Chercheur en sociologie urbaine, conférencier et enseignant.

Quel parcours universitaire as-tu fait et as-tu toujours rêvé de devenir architecte ? Tu as même fait de la recherche ?

Je suis effectivement diplômé de l’Ecole Nationale d’Architecture de Paris La-Villette en 2006, mais également diplômé de l’école Polytechnique d’Architecture et d’Urbanisme (EPAU) d’Alger en Juin 2002 et j’obtenais en même temps le « Prix du meilleur projet de fin d’Etudes » de cette institution.

Je suis également titulaire d’un Master de recherche obtenu à Paris en Novembre 2005 ou je traitais de la « BAIE D’ALGER ENTRE REALITE URBAINE & SOCIALE ». Afin de finaliser ma réflexion, une inscription en doctorat s’est imposée à moi, avec le sujet de thèse suivant : Stratégies d’appropriation de l’espace public à Alger. Thème : « Luttes urbaines & stratégies d’appropriation de l’espace public à Alger entre réalité urbaine et recomposition socio-spatiale ».

Vous n’êtes sûrement pas sans savoir, que l’architecture est une discipline très investie par les sciences sociales , qui développent de plus en plus des approches d’encadrement de la recherche architecturale proprement dite. De ce fait, je me vois plus comme étant socio-concepteur.  

Quelles écoles, formation et professeurs t’ont le plus marqué ?

Comme déjà évoqué plus haut, étant diplôme de l’Ecole Polytechnique d’Architecture et d’Urbanisme d’Alger, j’ai eu le privilège de suivre les cours de professeurs aussi remarquables les uns que les autres, par leur savoir, leur sens du partage, mais également cette volonté particulière de nous transmettre de la connaissance. Je retiens de Monsieur Farid Koudache – Paix a son âme – sa maîtrise des sujets qu’il traitait, sa sympathie, son humour, son aisance oratoire à dispenser ses cours magistralement sans aucune notes. Monsieur Koudache avait le mérite de capter l’attention de son auditoire à chacun de ses cours magistraux et pendant ses travaux dirigés aussi.

La clarté de ses cours a fait que nous nous présentions aux examens sans avoir eu à consacrer beaucoup de temps à nos révisions.

Monsieur Philippe Revault, professeur à l’Ecole d’Architecture de Paris La Villette compte parmi ceux qui m’ont laissé les plus fabuleux souvenirs grâce à la qualité de ses enseignements. Un enseignement sous-tendu par une pédagogie fort appréciable. Ses cours étaient de GRANDS moments très attendus pour les passionnés d’Architecture et d’urbanisme, intéressés par les pays dits  » vulnérables  » – nous avons découvert des pays magnifiques à l’aune de l‘architecture, de l’histoire et de la sociologie.

Il y mettait de la bienveillance, de la disponibilité et une grande faculté d’écoute surtout.    

Comment et quand t’est venue cette passion pour les nouvelles technologies ?

Excellente question ! Je garde en mémoire la belle époque de l’utilisation du Rotring Rapidograph, et la galère qui s’imposait à nous pour les nettoyer, la fragilité de la plume 0.1, que nous pouvions abimer d’un simple regard…

Ce passage s’est effectué de manière quasi naturelle. Le triangle et l’évolution de Gibert est d’ailleurs une belle preuve d’interprétation de cette volonté d’aller vers les nouvelles technologies.

Très tôt lors de ma formation à Alger, les versions de 3ds Max et autres technologies 3D et bien évidemment AutoCAD m’ont aidé à améliorer sensiblement mes présentations et à obtenir ainsi de meilleures notes par une meilleure communication du projet. C’était le début de cette passion pour les nouvelles technologies.

Justement, comment vois-tu la technologie par rapport à ton métier d’architecte ? Quels en sont les bénéfices mais aussi les risques ?

Il faut aborder l’outil informatique comme étant un partenaire permettant de modéliser ou de concrétiser au mieux une idée et / ou une conception architecturale, et pouvant aider à une meilleure lecture du projet au sens large du terme et non comme une contrainte. Cependant, nous avons un choix multiple concernant les logiciels. il faut choisir le-s mieux adapté-s à nos besoins. Vous remarquerez le choix du terme « le-s mieux adapté-s » et non « le-s meilleur-s » et c’est là où résident les risques de la technologie pour la conception architecturale.

Bien évidemment, rien ne remplacera la sensibilité de la main du concepteur, c’est certain. Se retrouver esclave des machines pourrait hélas déshumaniser cette passion, « we do have to keep control », et il faut donc faire en sorte de laisser uniquement la partie automatisation et calculs dans leur globalité s’imposer pour le numérique, afin de laisser libre cours au développement du phénomène de création, de gestion des contraintes, et de réflexion conceptuelle ou autre.

Cependant, le journal The Economist avait un jour titré sa Une comme suit « THE WORLD’S MOST VALUABLE RESOURCE IS NO LONGER OIL, BUT DATA », et finalement c’est cela l’idée la plus importante dans l’abréviation BIM. C’est le I des informations, ces dernières avec PCT (Processus de Conception Traditionnel). Et l’information justement risque d’être changée, modifiée, ou interprétée différemment, parfois même, cette dernière arrivera à son utilisateur/destinataire trop tôt ou trop tard dans le processus, alors qu’avec les nouvelles technologies et un PCI (Processus de Conception Intégré) nous aurons une single source of truth (Source Unique de Vérité).

Penses-tu comme certains que le BIM et les nouvelles technologies limitent la créativité ?

Ah, ceux-là ! N’ont-ils pas une interprétation partielle et/ou partiale du BIM ? Voire même réductrice ? Connaissent-ils réellement la définition du BIM ? Comment la maitrise d’œuvre et la gestion de l’information du modèle, de la modélisation et de la gestion d’un projet peuvent-elles interférer dans le processus de créativité ? Étant présent sur le théâtre des opérations, je ne saurais prétendre à la même objectivité. On a, cela est bien connu, une mauvaise vue d’ensemble lorsqu’on voit les choses de trop près !

Le BIM est justement la solution permettant de rendre constructible ladite créativité, de peur de me répéter : le BIM nous permet de construire avant de construire.  

Il faut tordre le cou à cette idée que les nouvelles technologies freinent la créativité du maitre d’œuvre.

As-tu justement toujours exercé un rôle de concepteur ET de BIM et/ou 3D Expert tout au long de ta carrière ?

Il fallait se démarquer très tôt et rapidement, les outils étaient légions, nous avions l’embarras du choix, il fallait écouter sa sensibilité et choisir les meilleurs (outils) et se libérer ainsi des embarras. L’avenir est au développement des niveaux de maîtrise liés aux disciplines de l’architecture. Il s’agit donc d’anticiper ces évolutions rapides insufflées par le développement effréné de la technologie.

Le métier d’Architecte est à la confluence de disciplines très diverses qui poussent vers une spécialisation de plus en plus pointue, ce qui laisse s’affirmer de fait des profils avec des orientations bien précises. Spécialités de chantier, management d’agence d’architecture ou de bureau technique, en somme un métier avec des spécialisations de plus en plus affirmées. 

Pour trancher, il fallait pratiquer toute la palette. Le tout n’est pas de bien sonner, mais de sonner à l’heure. Donc, avant que le BIM ne devienne une force de frappe, les premières années après l’obtention de mes diplômes, je suis passé par un bon nombre d’agences d’architecture à Paris et ailleurs afin d’apprendre ce métier qui me prenait aux tripes, par des stages, des consultations pour des modélisations et autres rapports descriptifs de projets. Après l’avènement du BIM, j’ai vite compris qu’avec ce processus, les gens appréhendaient une révolution du métier, ce dernier fédérant l’ensemble des concepts et aspects organisés autour d’une seule source d’information, qui est le BIM, et depuis ce temps, je baigne dans ce monde. 

Tu as un parcours exceptionnel et d’une richesse incroyable. Peux-tu nous parler des projets les plus emblématiques et marquants sur lesquels tu as travaillé ?

Il est vrai que dans une carrière professionnelle, nous nous retrouvons parfois en face de projets iconiques et chargés de beauté, s’érigeant sous forme de défis. C’est d’ailleurs très rassurant car cela démontre que nous sommes en mouvement permanent.

Cependant, notre métier requiert une grande faculté de maîtrise qui tient compte à la fois des prépondérants émotionnels, subjectifs et humains, qui font que nous préfèrerons un projet plutôt qu’un autre.

Me concernant, le Grand Théâtre de Rabat restera la référence de mes réussites jusqu’à aujourd’hui, avec le style si incontournable et caractéristique de l’agence Zaha Hadid Architects très évocateur et présent d’ailleurs dans ce projet aves ses lignes ondulées, ses courbes et ses formes fluides inspirées des sinuosités du fleuve Bouregreg tout proche et de la calligraphie arabe. Le projet comprend un théâtre de 1 800 places, un amphithéâtre en plein air de 7 000 places, une scène plus intime, des espaces d’enseignement et un restaurant avec vue panoramique. L’auditorium principal est composé d’un motif géométrique cristallin rappelant les muqarnas traditionnels (motifs) qui ornent les voûtes ou les coupoles dans l’architecture islamique, le tout baignant dans un pari spatial résolument futuriste.

© Zaha Hadid Architects, Grand Théâtre de Rabat – 2020
© Zaha Hadid Architects, Grand Théâtre de Rabat – 2020
© Zaha Hadid Architects, Grand Théâtre de Rabat – 2020
© Zaha Hadid Architects, Grand Théâtre de Rabat – 2020

Tu as travaillé pour l’une des plus grosses organisations de consulting au Moyen-Orient – Dar Al‐Handasah – quel était ton rôle et sur quels projets et comment as-tu travaillé ?

Mon premier poste à responsabilité dans cette société était responsable de la cellule architecture. Mon rôle consistait à mettre en place une équipe chargée de l’élaboration des projets de concours et de leur développement une fois gagnés. Une expérience très enrichissante qui m’a permis de comprendre  ce qu’était un travail de groupe et surtout du rapport aux impératifs hiérarchiques qui s’imposaient à nous. Les chartes et les protocoles n’avaient plus aucun secret pour moi et il fallait les assimiler très vite et les faire adopter dans l’agence. Un travail prenant dans la mesure où il fallait reproduire la même structure que le siège principal du groupe.

L’agence ciblait uniquement la commande publique. Elle participait aux concours d’hôpitaux, d’hôtels, de projets urbains et d’habitations lancés par des promoteurs immobiliers importants. Dans un premier temps, j’ai participé à un projet très singulier : un ouvrage d’Art – le pont de Saleh Bey à Constantine (Algérie), un projet imposant par la taille et par sa conception. Le viaduc avait été confié au groupement brésilien Andrade-Gutierrez.

Il y a quelques années, tu as intégré le Graal, l’Agence Zaha Hadid Architects. Comment cela s’est-il passé et quels étaient tes missions là-bas ? Projets et BIM Management ?

En effet, le rêve devenu réalité, une expérience qui changea totalement ma vision du métier et de son interprétation. Pourtant, il fallut redoubler d’efforts pour se faire une place, car il n’y a pas de route préétablie. Il fallait s’inspirer de tout et tout le temps : des matières, des expériences, des rencontres. Les choses les plus intéressantes arrivent là où on ne les attend pas, la prise d’initiative au sein de cette agence est l’essence même de l’esprit qui l’anime.  

Je me suis aussi trompé de chemins sans toujours tenir compte des synthèses à faire, des superpositions à respecter.  Je devais changer parfois de direction,  me prêter volontiers à la  discussion et aux échanges. J’ai appris à me méfier des risques de l’égocentrisme qu’implique une sensibilité univoque qu’on a du mal parfois à remettre en cause.

L’avantage que j’avais à cette époque était la maitrise du processus BIM et des logiciels qui permettaient son exploitation. Cette maîtrise  était d’autant facilitée par l’avantage de parler plusieurs langues qui est le mien.

J’ai intégré  l’agence ZHA lors d’un concours au Maroc. Il s’était trouvé que mon profil répondait parfaitement aux exigences  du poste proposé par l’Agence ZHA.  Après des entretiens concluants,  j’ai rejoint le département Architecture de l’agence à Casablanca.  Ma formation a duré plusieurs mois, après quoi j’ai pu  développer  le processus BIM suivant une organisation transversale qui permettait aux différents développeurs de travailler en parfaite coordination. Etant de surcroit Architecte, cela fut nouveau et enrichissant de m’initier à l’apprentissage du développement des nouvelles technologies au sein d’une Agence de cette importance. Développer le processus BIM – “Building Information Modeling / Model & Management ” permettait ainsi d’en optimiser l’exploitation et d’en avoir une représentation virtuelle à la fois globale et détaillée.

En tant que Chef de projet, ma mission consistait à superviser le projet de maquettes et d’encadrer le travail collaboratif des développeurs chargés de l’élaboration de la plateforme.

Comment qualifierais-tu ce passage chez ZHA ? Est-ce si différent de tout ce que tu as vécu auparavant ?

Enrichissant, prenant et impressionnant ! Avoir la chance de côtoyer quotidiennement les meilleurs, fut pour moi une expérience très bénéfique tant sur le plan de l’échange d’expériences que sur le plan des relations humaines.  Il fallait adhérer et contribuer au mouvement créé par Madame Zaha Hadid. En somme, il fallait un fil conducteur, une harmonie, un lien. Comme dans un film ou une pièce de théâtre, il y a des moments forts, calmes, dramatiques, émouvants. Cela doit être similaire dans notre métier de socio-concepteur. On n’a pas les mêmes humeurs ou les mêmes envies en fonction de la journée : il faut donc un certain rythme réfléchi afin de faire éclore un magnifique bijou posé dans son écrin. La singularité de l’agence réside également dans la personnalisation du « projet objet », sans aucune interdiction de réflexion, ou de style. L’architecture est quelque chose qui se consomme avec une vraie bonhomie.

Comment Zaha Hadid appréhendait ou voyait les nouvelles technologies ?

Ces nouvelles technologies prennent de plus en plus de place dans nos vies privées et professionnelles. Le secteur de la construction n’est pas en reste dans ce domaine. Ces technologies semblent devenues des outils indispensables pour répondre à des exigences de plus en plus nombreuses et sévères, la maitrise totale de l’acte de construire en amont du processus de réalisation prend tout son sens. Anticiper tous les aléas classiques dans la superposition des corps de métiers du bâtiment est ce que permet le BIM.

Pour comprendre pleinement le rôle des outils numériques et paramétriques, il faut tout simplement s’intéresser aux œuvres de l’agence. En effet, nous faisions en sorte de repousser l’expérimentation à la recherche d’une esthétique visionnaire.

Avec ses immenses porte-à-faux, ses façades ondulées faites de verres, d’acier et de matériaux composites, l’architecte exige des processus de création uniques et des méthodologies adaptées à ceux-ci.

Dans l’ensemble des projets de l’agence, la précision est aussi importante que la flexibilité et la rapidité, car les données extraites de la modélisation 3D sont un élément critique de leur réalisation.

Nous avions en interne un cluster (ZHA_Code_Group) qui développait les algorithmes nécessaires afin d’aboutir à la forme esquissée en amont, le but étant de rendre constructible (Rationalized forms). Cette approche permet une certaine maitrise de l’ensemble du projet.

Sur le Grand Théâtre de Rabat, quelles étaient tes responsabilités ?

Elles furent différentes en fonction des différentes phases du projet. D’aucun diraient que le métier d’Architecte jouit d’une certaine extensibilité. Comme évoqué plus haut, je me retrouvais à avoir plusieurs casquettes, le plus important était d’avoir une certaine cohérence dans notre processus. Une fois en place, il ne fallait que suivre les directives que nous posions sur le papier.

Formateur, accompagnateur et développeur du PRO*DCE et parfois même traducteur, en collaboration avec l’agence Omar Alaoui Architectes de Casablanca, notre Architecte local pour le théâtre de Rabat, ce dernier n’a ménagé aucun effort pour mener à bien la mission qui lui avait été confiée. 

Comment le projet était organisé en BIM et quels étaient les grands défis ?

L’Agence ZHA est célèbre pour ses conceptions innovantes qui impliquaient dans la réalisation des approches autant recherchées. Cela n’allait pas sans provoquer des résistances. La construction du Grand Théâtre n’a pas échappé à cette « règle ». Vu les formes ondulées du bâtiment et la variété des besoins du programme, une maquette 3D et BIM était indispensable. «  Le projet a débuté avec de simples plans en 2D, mais lors de la phase de conception détaillée en 2014, notre Architecte local, Omar Alaoui, a admis que les courbes complexes de la conception de ZHA imposaient une coordination 3D très poussée ».

L’équipe a mis les bouchées doubles pour mettre en place un flux de maquettes BIM avec Autodesk Revit en LOD [Level of Development] 200, équivalent de BIM niveau 1, afin de produire toute la documentation nécessaire à la construction. Toutefois, cette décision a compliqué le projet, car les équipes locales n’étaient pas encore formées au BIM, pas plus que les bureaux d’études fluides et électricité ainsi que les entreprises qui ne disposaient pas de personnel disposant des compétences requises.

Revit était-il beaucoup utilisé ? En combinaison avec d’autres technologies bien entendu ?

Comme dit précédemment, largement.  ZHA a créé un groupe BIM qui travaillait sur des ateliers en temps réel afin d’amender la géométrie du bâtiment. Un module Revit sur mesure, ZHA BIM, a même été développé en interne par Eckart Schwerdtfeger, notre Responsable BIM Workflows, afin d’extraire la géométrie des autres logiciels de modélisation de la maquette 3D, dont le logiciel Maya d’Autodesk, afin de pouvoir ajouter des informations et des spécifications aux éléments 3D.

Bien évidemment, l’ensemble de la coordination se faisait sur Revit, d’où cette nécessité de la création du module qui permette la lecture des autres extensions, une interopérabilité optimale avec une faculté de conférer à l’ensemble de la coordination une certaine magnificence.

© Zaha Hadid Architects, BIM Process – 2020
© Zaha Hadid Architects, BIM Process – 2020

Quel était le niveau de toutes les parties prenantes du projet ? Etait-ce difficile ?

Il fallait présenter le projet a l’ensemble des acteurs du projet, présenter Revit et le modèle 3D, et la puissance et les possibilités que cela engendrait.

À mesure que le bâtiment prenait forme, les bureaux d’études et entrepreneurs locaux travaillaient sur le flux BIM et sur Revit, générant des maquettes coordonnées avec des détections de conflits (clashs). La maquette était nécessaire pour réduire les coûts, à la fois pour le client et pour les entrepreneurs. Sans elle, nous aurions été obligés de percer les murs et planchers de béton afin d’intégrer les éléments structurels, les fluides et l’électricité.

Est-ce selon toi l’exemple du projet BIM manufacturé pour une fabrication optimale ?

La fabrication digitale devient de plus en plus un élément important dans le processus de réalisation, cette dernière est totalement contrôlée par ordinateur et s’étend sur deux principes : la fabrication additive comme l’impression 3D, et la fabrication soustractive comme l’exemple du CNC en sculptant la matière pour aboutir à la forme voulue au départ. A cela, nous devrions y ajouter un troisième principe qui est la manipulation Robotique, pour y ajouter un certain nombre d’opération comme, l’empilage, le tissage, le pliage et même la couture, et ce n’est qu’à ce moment-là que nous pourrons je l’espère nous projeter à long terme vers une absence totale de hard copy des documents. Ainsi, toute la chaîne de production, de suivi, et de fabrication se fera d’une manière automatique dans un souci d’optimisation. Et c’est à partir de là que nous parlons du LOA pour level of automation, qui est le niveau d’Automatisation ou de mécanisation, qui peut être considéré sur trois niveaux, de la fabrication manuelle à la fabrication entièrement automatisée. Cependant, la plupart des systèmes de fabrication se composent à la fois d’humains et d’automatisation, cette dernière étant l’articulation entre les deux approches.

Pour préciser et argumenter mes propos, je partage avec vous un graphe qui démontre finalement que cette transformation digitale ne consiste donc pas à introduire de nouvelles machines qui vont remplacer l’Homme. Mais plutôt à réadapter complètement l’entreprise dans sa stratégie de concevoir le futur, de gérer, de communiquer et de produire.

Il faut changer de paradigme : l’Homme est l’épine dorsale du processus de transformation 4.0. Sans son engagement et son implication dans cette mutation, rien ne se fera. Les entreprises qui réussiront le mieux la transition vers l’Industrie du Futur seront celles qui placeront l’humain au cœur de leur projet de transformation.

Des simulations de tous types étaient-elles utilisées ? Notamment pour le développement durable ?

Le projet du théâtre fait partie du projet «Wessal Bouregreg» et du programme intégré de développement de la ville «Rabat ville lumière, capitale marocaine de la culture», et qui s’articulent autour de plusieurs sens.

Ce qui est bien avec la langue française, le mot peut avoir plusieurs significations, les sens :

  • Les sens intelligibles (faire sens, conceptualiser, la ville planifiée)
  • Les sens : Sensibles (toucher les sens, sensation, sentiment, la ville vernaculaire)
  • Les sens Directionnels (durabilité, projection vers un avenir, ville durable, notre rapport avec le temps).

Le choix de l’insertion dans la vallée, les formes et les proportions, en plus du choix des matériaux locaux rendent notre projet respectueux de l’environnement. 

Mais également la valorisation du patrimoine culturel et civilisationnel de la ville et le développement durable, l’essence même d’une ville aussi importante que la capitale du Royaume.

Faisiez-vous déjà appel à la conception générative à l’époque ?

Incontestablement, d’ailleurs, l’ensemble des projets de l’agence prennent essence sur le dessin paramétrique et le generative design, l’optimisation des espaces des formes générées sont contrôlées par algorithme.

La réflexion devient donc globale, et la maitrise de l’ensemble devient plus précise, je fais bien évidemment référence au Model d’Alexander, cet Architecte mathématicien dans son ouvrage Notes on the Synthesis of Form (1964) qui déplore l’incapacité du concepteur à résoudre des problèmes et qui entend rationaliser le processus de conception en architecture. Dans son ouvrage, il revoit les méthodes de conception architecturale traditionnelles jugées obsolètes en regard notamment de la transformation et de la détérioration de l’environnement, ce qui est d’ailleurs très important à souligner car le respect de l’environnement ou bien (Environment friendly processes, ou bien environmentalfriendly processes), qui correspond à la 6D dans les dimensions du BIM. L’auteur élabore une méthode de conception architecturale, cette dernière consiste également à étudier les interactions entre les ensembles. Et c’est l’outil informatique qui évalue ensuite les interactions optimales permettant de formuler des composants représentés sous la forme de diagrammes et/ou équations mathématiques qui répondent à plusieurs propositions issues du problème.  Cependant, la meilleure alternative et le choix final revient bien évidemment à l’homme, le concepteur, car l’ensemble des outils informatiques ne sont là que pour interpréter ou faciliter l’expression artistique de la conception architecturale.

Tu as un profil et une approche atypique. L’architecture et la conception ne t’ont jamais manqué ?

Pas du tout. Depuis mon plus jeune âge, j’ai eu envie de devenir architecte. C’est vraiment une rencontre avec un métier passionnant, que je n’explique pas vraiment. L’architecture d’ailleurs, devrait être une vocation… Je suis sûr qu’elle l’est pour beaucoup d’entre nous… Mais pour le plus grand nombre, elle est un métier. Un métier qui ne rapporte pas aussi vite comme beaucoup le souhaiteraient, et qui nécessite de grosses mises de fonds car une agence bien équipée coûte cher, mais c’est un placement nécessaire amortissable en quelques temps. L’idée c’est d’accepter ce changement et de se mettre aux nouvelles technologies, afin d’éviter les situations désolantes et les descentes aux enfers comme le cas de Nokia, Kodak…etc.,  ayant disparu des rayons des grandes surfaces dédiées aux équipement technologiques.

Elles ne m’ont jamais manqué, car elles ne m’ont jamais quitté, mais il fallait s’adapter à son époque. C’est ce que j’ai fait.

Quelles qualités doit avoir un.e bon.ne BIM Manager et/ou Expert.e BIM pour être au top ?

Hélas, le bouton magique n’existe pas et être au top n’est pas une destination mais plutôt un chemin, un parcours. Un chef d’orchestre a une capacité à maitriser l’ensemble des instruments individuellement mais il doit également savoir les fusionner, les combiner et les faire jouer en harmonie ensemble. Pour ce faire, il doit impérativement allier les compétences du métier avec la gestion de l’information et de l’individu, donc finalement le meilleur profil serait une combinaison de compréhension et maîtrise de l’informatique, de la communication et du métier, c’est pour cela que Serge K.Levan définit le BIM comme étant un DISTIC : dispositif socio technique de l’information et de la communication.

Je le redis, on a, cela est bien connu, une mauvaise vue d’ensemble lorsqu’on voit les choses de trop près ! 

Quelles sont les grandes difficultés du passage au BIM pour une entreprise selon toi ?

Principalement, c’est de pouvoir franchir la Kubler’s curve avec brio. C’est ce changement qui inquiète les agences d’architecture et les bureaux d’études. Le secteur de la construction au sens large se digitalise progresseivement, le processus BIM en est la locomotive, apportant ainsi une meilleure maitrise des délais, une organisation optimale, l’optimisation des flux de travail, et plus loin encore la production d’un jumeau numérique. Construire avant de construire son bâtiment ou son ouvrage d’Art dans un monde digital identique au monde réel pour en connaitre son impact et son insertion dans son tissu, l’idée est tentante, et elle est aussi devenue une tendance en forte croissance car de plus en plus de décideurs ont saisi qu’en prototypant virtuellement leurs bâtiments à construire, ils pouvaient maitriser les différentes phases, de conception de construction et/ou de monitoring (FM ou Facilities Management ) la 7ème dimension du processus BIM, permettant ainsi d’en maîtriser les coûts d’exploitation.

Ayant travaillé en France, au Royaume-Uni et au Maghreb, quelles grandes différences vois-tu entre ces pays/régions en termes d’adoption et d’appréhension des nouvelles technologies ?

L’avantage de ces technologies est le fait que la disparité tous pays confondus est vite rattrapable. Le monde a compris qu’il fallait vite s’adapter et prendre le train de la digitalisation car il est en constante mutation, l’économie en est d’ailleurs complétement bouleversée, vous n’avez qu’à regarder l’ensemble des E que nous pratiquons quotidiennement : E-Banking – E-commerce – et fameux click and collect, très pratique par ailleurs.

La pandémie que le monde a connu ces derniers mois en est la preuve, personne n’y était préparé. On ne pouvait imaginer une dématérialisation totale alors que tout est sur la toile, et que ce futur est déjà notre présent. Contacter des clients aux quatre coins du monde pour livrer des travaux dématérialisés, et en même temps déjà anticiper les enjeux à venir sous forme de prospective –  le véritable bouleversement c’est cela, car nous allons nous retrouver à collaborer avec des entreprises maitresses de leurs Data, adeptes des Data Analytics, mais également développant ainsi quelques secteurs de l’IoT (Internet Of Things). Il faut donc penser dès aujourd’hui à la transformation digitale.

Certains disent que la France est en retard par rapport à de nombreux pays. Qu’en penses-tu ?

it’s never to late too late to set things right ..isn’t it ? J’ai envie de dire plus maintenant, car les grandes entreprises sont déjà sur les rails depuis quelques années déjà? Mais le véritable débat réside principalement dans la généralisation du processus afin de le transformer en une Norme ou une règlementation. C’est à partir de ce postulat que nous pourrons avoir l’ensemble des cartes afin de mener à bien nos missions de déploiement a une plus grande échelle, un exercice bien particulier car pratiquer le BIM pour une agence d’architecture est diffèrent par rapport à une entreprise de construction, un modèle européen serait d’ailleurs d’une grande bienfaisance. Imaginer juste un instant une harmonisation de l’ensemble des documents, du cahier des charges aux livrables, la norme deviendrait ainsi une norme Européenne, et une fois généralisée elle pourrait devenir un exemple pour les autres pays hors UE. C’est dans ce sens que nous parlons d’anticipation de transformation,  une véritable révolution. Imaginez un projet à Paris, un client en Espagne, et un bureau d’études en Allemagne, tous regroupés sur une plateforme digitale dans le cloud, avec un monitoring permanent du maître d’ouvrage.

Et le BIM en Algérie et au Maghreb, se développe-t-il bien ?

Tout le monde parle du BIM … mais c’est sur la manière d’en faire que l’on ne s’entend plus. C’est sur les principes essentiels que l’on s’oppose, et ceci principalement est dû au fait qu’il ne soit pas imposé par la réglementation Algérienne mais également par le fait qu’il ne soit pas enseigné dans les écoles d’architecture ou les écoles d’ingénieurs sous forme de mastère Spécialisé, par le biais de cours et ateliers nécessaires pour son apprentissage, cependant quelques maitres d’Ouvrages publics et privés commencent à s’y intéresser. Même s’ils ne le maitrisent pas totalement, ils font appel à des AMO BIM qui deviennent l’interface du client avec l’ensemble des intervenants. Au Maroc par contre, nous remarquons une nette évolution dans ce domaine , avec la naissance de quelques mastères spécialisés dans le BIM à l’Ecole Hassainia des travaux publics à Casablanca en partenariat avec Welearn, ou j’interviens dans le cadre de deux modules, le Management de projet sous BIM et la conduite du changement. Ce Mastère est d’ailleurs inscrit à la conférence des grands écoles, ce qui permet d’ailleurs de rappeler que le premier grand projet de l’agence ZHA en BIM en Afrique est celui du Grand théâtre de Rabat.,

Les nouvelles générations d’architectes et de concepteurs sont-elles selon toi préparées à ces nouvelles approches et les processus tels que le BIM ?

Ils n’ont pas le choix, ils devront s’y mettre mais en même temps, Il faut avoir un minimum de sens artistique et esthétique. Il ne suffit pas d’être bon en mathématiques, en generative design ou tout autre type de conception paramétrique, il faut avoir des qualités de dessinateur et de concepteur. Il faut savoir dessiner, avoir un bon coup de crayon. Il faut savoir utiliser l’outil informatique et les logiciels d’infographie, de retouche d’images, sinon on ne peut rien faire. Il faut être ouvert, voir ce que font les autres, lire des livres sur la conception, la décoration, bref s’intéresser à tous les domaines de l’architecture.

D’ailleurs tu aimes transmettre tes connaissances ?

Pleinement, je suis contre l’économie de la connaissance (rétention d’information), le partage de cette connaissance, est le secret d’une société épanouie. La connaissance très cher Emmanuel est infinie, quand on partage un bien immatériel on le multiplie, cet échange est à somme positive, la transmettre ne réduira en rien la quantité de connaissance que j’ai et/ou j’avais avant de la partager.

Mais c’est également à titre de reconnaissance pour la belle brochette d’enseignants que j’ai rencontré lors de mon parcours universitaire, que je me suis senti dans l’obligation de le faire. J’enseigne dans les mastères spécialisés en BIM, j’interviens dans les colloques internationaux sur le développement durable, la sociologie et le BIM, depuis quelques temps je dis très souvent que grâce au travail collaboratif du processus de conception intégré (PCI), l’équipe des intervenants du projet devrait avoir un nouveau titre : les socio-concepteurs.    

Quels sont tes projets actuellement ? Quel est ton rêve de mission pour les mois et années à venir ?

En plus de l’enseignement, j’ai mis en place une agence d’architecture et une Startup qui exercent principalement sur les solutions technologiques et/ou informatique pour le bâtiment, IT for construction. À Paris et à Alger, nous ne ménageons aucun effort, et nous nous efforçons de trouver la meilleure des options afin de répondre pleinement aux exigences et aux demandes de nos clients.

Nous travaillons sur plusieurs projets actuellement : le résidentiel, les grandes surfaces et quelques aménagements intérieurs, le BIM est présent dans toutes nos démarches car nous croyons au travail collaboratif, et dans le partage de l’information. 

Le rêve serait de multiplier les projets dans d’autres pays, découvrir, de nouvelles cultures, ce qui est d’ailleurs très pratique car nous travaillons également sur des solutions Cloud IAAS, PAAS, SAAS, principalement sur Autodesk BIM 360, en impliquant en amont le client et l’ensemble des intervenants du projet.

Quelles sont tes passions hors de l’architecture et des nouvelles technologies ?

L’automobile, et en particulier les véhicules de collections. En fait, me concernant c’est un peu génétique, cette passion pour tout ce qui roule coule dans mes veines.

Si je remonte aussi loin que je sais, je tiens cela de mon grand-père. Il était chauffeur de taxi à Paris, dans sa Citroën Traction 15 chevaux. Forcément, un routier ça aime rouler, et ça aime ce qui roule.

Gorgée d’histoire, mécanique simple et efficace, design intemporel, les voitures de collections sont pour moi une véritable passion, les rencontres, les balades, ou tout simplement la restauration, à la recherche d’une perfection visuelle, je trouve et j’estime que c’est la plus belle des passions. 

Y-a-t-il un message particulier que tu aimerais faire passer aux lecteurs d’ABCD Blog ?

La première chose qu’il faudrait faire c’est de définir un objectif bien précis, en brassant large au début afin de filtrer ce qui risque de nous plaire le plus, une forme de passion pour pouvoir la vivre pleinement et non l’exercer. D’essayer au mieux de sortir du lot afin de se démarquer. Notre métier est plaisant car le coté de la créativité prime sur l’ensemble, il le devient de moins en moins quand ces contraintes, parfois entaillent notre production, et bien le génie de l’architecte, ou du socio-concepteur consiste dans le fait de trouver une solution la moins abrasive, le maestro.

Aucune inquiétude, les compétences se gagnent avec le temps et la persévérance, Rome ne s’est pas faite en un jour, il faut travailler, se former, car le métier que nous exerçons marque fortement notre cerveau, le but étant de le faire fonctionner à son paroxysme et pour ce faire, il faudrait être motivé et rassuré de l’objectif choisit en amont.

Reda, un grand merci pour cette interview très enrichissante. Nous te souhaitons de continuer ce voyage passionnant sur les routes du BIM.

[Retour d’expérience] EGIS s’est doté d’INDALO pour anticiper la qualité de l’air intérieur sur la base du BIM

Maîtriser la qualité de l’air intérieur grâce à INDALO et au BIM !

Face à « une appétence de plus en plus forte sur le sujet de la qualité d’air intérieur », la société Egis s’est doté d’INDALO®, logiciel de simulation de qualité d’air intérieur développé par Octopus Lab et qui existe sous forme de plugin pour Autodesk Revit.

Julien Burgholzer, Directeur général adjoint d’Egis Bâtiments Grand Est, déclare : « Cette solution était la plus évidente pour simuler et anticiper [les niveaux futurs de polluants] dans nos projets ». Découvrez dans cette vidéo le retour utilisateur d’Egis sur les attentes de la maîtrise d’ouvrage sur la performance sanitaire des bâtiments à leur réception et comment Egis y répond grâce à INDALO® qui fonctionne avec Revit.

Comment fonctionne INDALO avec Revit ?

En savoir plus sur INDALO et Octopus Lab ici sur leur site officiel.

Interviews « les grandes personnalités du BIM » – Le Best Of de l’année 2020 – 1ère partie

Arcadis, COLAS, Eiffage Construction, Spie batignolles, TwinOps, VIGUIER, terreau de personnalités et de talents du BIM français !

Ces Femmes et Hommes du secteur de l’AEC, impliqués dans l’innovation et le BIM pour construire le monde de demain ont fait l’actualité de cette année 2020 sur ABCD Blog avec des interviews passionnantes qui nous ont permis de découvrir leur parcours, leur métier, leur société et leur vision. Vous les avez fortement appréciés et plébiscités en étant très nombreuses et nombreux à les lire.

Qu’ils ou qu’elles soient Architectes, ingénieurs, BIM Managers, Business Developers ou Responsable de département, qu’ils ou qu’elles travaillent dans le secteur de l’Architecture, de l’Ingénierie, de la Construction, ou de l’Edition logicielle pour la gestion et la maintenance, ils et elles ont tous une belle histoire à nous raconter que nous vous proposons de redécouvrir car elles figurent parmi les plus lues d’ABCD Blog en 2020 avec la première partie. Les autres suivront…

Nous vous proposons de les retrouver avec ce best-of de leurs interviews ci-dessous :

Sihem Amokrane – Spie batignolles – L’innovation au cœur de la démarche !

Spie Batignolles

Nicolas Boffi, Arcadis France – Améliorer la qualité de vie et concevoir un monde meilleur pour les générations futures

Antoine Baratte, Eiffage Construction – Accompagner les équipes projet dans l’excellence


Samuel Locus, Agence VIGUIER – Créativité et BIM au service du développement durable

Pierre Maréchal, Groupe COLAS – Apporter de la transparence aux projets


Mathieu Rigaud, TwinOps by VINCI Facilities – La plateforme et le digital au service du bâtiment smart et de son écosystème



[Application] Avec UNIFI, gardez toute la maîtrise sur vos projets, objets de bibliothèque et santé de vos modèles BIM

Créez des modèles de meilleure qualité avec UNIFI PRO

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Les secrets de 12 projets gagnants grâce au BIM, analyse en détails

Le secret d’un projet réussi en BIM !

Depuis son apparition il y a près de 20 ans, le BIM offre aux architectes, ingénieurs, entreprises, maîtres d’ouvrage et propriétaires les informations et les outils nécessaires afin de planifier, concevoir, construire et gérer de manière plus efficace leurs bâtiments et infrastructures.
Selon le rapport national BIM 2019 de NBS, 63% de ceux qui ont adopté le BIM estiment l’avoir fait avec succès, et 55% de ceux qui ne l’ont pas encore adopté pensent qu’ils seront laissés pour compte s’ils ne le font pas. A l’avenir, 63% prévoient qu’ils devront utiliser le BIM sur tous leurs projets.
Pour découvrir comment les professionnels utilisent le BIM et d’autres technologies pour atteindre leurs objectifs de croissance et de performance de nos jours, Autodesk a effectué une analyse de plus de 500 projets qui ont été soumis aux AEC Excellence Awards au cours des trois dernières années.


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[Interview] Adam Hailey, Director of Global Design Engineering and New Product Development at GENIE – When Industry meets BIM

GENIE embraces BIM and brings together the worlds of Industry and construction

We always enjoy seeing how the worlds of industry and construction are complementary and how they feed off each other. Accessibility and safety on construction sites is one of the major concerns of construction professionals in order to preserve the well-being of workers.

Genie, leader in lifting systems for construction sites and other technologies, is at the heart of this sector. And it was only natural that they very quickly became interested in BIM, in particular to benefit their customers. This week, we welcome Adam Hailey, Global Director of Design Engineering and New Product Development for GENIE, who honors us to come and talk to us about their company.

Adam Hailey, Director of Global Design Engineering and New Product Development at GENIE

Hi Adam and welcome to ABCD Blog.  To begin, please introduce yourself to our readers.

My name is Adam Hailey, I am the Director of Engineering responsible Globally for New Product Development, Technology and R&D at Genie.  I’ve been with the company for 15 years, and over that time have held various roles within Engineering and Product Management.

So you are Genie Director of Global Design Engineering and New Product Development, and as a market leader, a familiar name for experts in the aerial equipment sector. Please tell us about the Genie brand, its activity, products, organization, locations, etc…?

Genie is a Global leading manufacturer of Aerial Work Platforms and Material Handlers.  We are best known for Innovation and the Quality and Safety of our products.  We have manufacturing capability across the globe, with major footprint in the US, Italy and China and in each of these locations we support the world class manufacturing with our equally impressive Engineering teams.

What type of equipment and service solutions is Genie specialized in?

I always like to say that we specialize in solutions that keep people safe.  We deliver high quality products that safely lift people and materials to the places that work needs to be done.  As our customers are primarily focused on rental, even though Safety and Quality are our first concern we also must keep the Return on Investment for their business in mind when we are developing new solutions.

There are of course other companies with a similar positioning. What differentiates you from the others?  Would you define the sector as competitive?

Our market is extremely competitive, with new companies to “watch out for” coming in every year.  Genie has been an important part of this market for ~53 years, that experience has led to a developed expertise in how to design, build and deliver products that our customers and their customers can depend on to be safe, durable and productive.  We continue to innovate in our products and process to maximize the productivity and return for our customers and provide solutions that allow them to tackle more and more applications safely and efficiently.

When did Genie begin to take interest in BIM and for what reasons? Did it have anything to do with being based in the USA, or was it a need that you felt coming from your customers?

The demand for BIM actually came from our customers in the UK and Europe at first.  As we started having conversations about why BIM was important to them, we began to realize the value and impact it could have on our industry globally.

What would you say are the main advantages of using BIM in your field of activity ?

What are its key benefits? The biggest advantage I see in BIM is the ability to plan.  Having detailed information models, now – not just of the buildings themselves – but of the tools and machines that will be used to build and maintain them, gives our customers and their customers immense power to plan and optimize the use of our products and reduce costs.

How did you approach the idea of BIM as a company, and how did you go about introducing it to your customers? Did the idea originate in the USA?

Once we recognized the value and demand for BIM we took a very aggressive approach to delivering as many models as possible to be available for our customers.  Many customers were anticipating the release, and others were delighted when we made public announcement of the initiative, this offering was a new way for our rental customers to serve their customers better.

Is BIM essentially used in relation with Genie equipment and the white papers and documents that your company provides?

We have implemented BIM across a large part of our product families and the details that are provide with each model basically allow the models to be used as 3-Dimensional spec sheets.

How would you describe your BIM offering?  Would you say that it is particularly intelligent or flexible? Does it allow users to create simulations with a particularly high degree of precision that incorporate the weight of loads, the working envelope, boom movements, etc…? What’s special about Genie BIM tools?

First, I would say our BIM offering is comprehensive, we have multiple dozens of models available for our customers to access.  Each model contains detailed information regarding the performance and specifications that matter to the end users, and are flexible and dynamic to help them make important decisions as to how they will execute their projects.  They are truly a 3-Dimensional representation of a spec sheet – a 21st century approach to project planning.

How many product lines are covered by the Revit BIM format?

We currently have over 30 models available for our customers to access, however, even as new products are being developed we will continue to expand the BIM offering as well.

What are the advantages for project managers and architects?

As I’ve talked about previously the biggest benefit that BIM brings is in the ability to plan.  More exact planning of work around complex job sites allows for a reduction in wasted time and resource, this ultimately make jobs go faster and cost less.

What fields of activity use BIM tools the most? Construction, artisans, facilities management companies, other?

Anyone who needs to plan, design, construct or maintain complex jobsites or buildings can realize value in BIM, it is more dynamic version of a spec sheet and allows for visualisation of products in the work environment that may highlight potential issues or unique considerations before the work begins.

Are there any specially original areas of application for BIM tools. What about its use for emergency services for example?

More exact planning can be a benefit to many types of work or jobsite, I can envision it being used in just about any application where heavy machines or tools are used!

Have you an example of a project where one of your BIM tools was used to help plan a particularly challenging job?

I have many examples of where BIM has been used to successfully plan jobs, as well as many examples of where BIM would have been a great resource to have!  In one case, a rental customer was able to help reduce the cost of a long term project by working with the contractor to plan the work in stages and utilize only the machines that were required to access the work when it was needed.  The alternative would have been to just deliver the larger (more expensive!) machine and use it through the entirety of the project… for a significantly higher cost!

Why did you choose the Autodesk Revit format? How many downloads are available in the Genie BIM library?

The Revit format has been around for over 20 years and well known and accepted in the industry.  It made sense to use a format that was already a fixture for the people who would get the most value out of BIM.  We currently offer over 30 models for download on our Genie BIM site: www.genielift.com/en/support/BIM

Can customers use your BIM library to make virtual reality jobsite simulations, even if they do not have any prior experience or particular skills in the use of BIM tools?

Each BIM model is configured to be accurate and dynamic, this allows for precise jobsite simulation and exact planning.  The models themselves are easily manipulated and can be utilized by even newly familiar users.

In which countries are your BIM tools the most popular? Where can they be downloaded from? Are they available in several different languages?

The largest demand for our BIM models so far has come from the UK / EU and US. The specifications themselves can be setup to be displayed with either metric or imperial units.  All of the Genie BIM assets can be found on the Genie BIM site: www.genielift.com/en/support/BIM

We even created a video explaining the installation and use of our BIM objects.

Are your BIM products the first step on a long journey with BIM and digital? Do you intend to create a Revit plugin for example, to access tools more easily and set-up simulations even more precisely?

We will continue to look to what our customers need to make their businesses more efficient and more profitable.  Being able to offer digital solutions that enhance our customers business, available with a few mouse clicks or finger taps, will be an important part of the value proposition as we look to the future.

When did you first hear about ABCD Blog and what do you think about us?

I did some research on the Internet on BIM and found you quite easily! You have a very good approach to the vision of the business and the use of BIM for our areas of predilection. So I thought I had to contact you!

Many thanks for sharing your company’s BIM strategy with us Adam.  Congratulations on all the groundwork that make for solid foundations on your journey with BIM.

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